PhotoGallery  
Studio Tecnico Dapino

Geom. Renato Dapino
 Risparmio energetico
Risparmio energetico

Negli ultimi anni, le problematiche legate al surriscaldamento del pianeta, hanno spinto i governi dei Paesi più industrializzati a porre le basi per rimediare o quanto meno ridurre le emissioni di inquinanti in atmosfera ed in particolare dei cosiddetti gas serra.

Con un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto nella città giapponese di Kyoto l'11 dicembre 1997, molti paesi fra cui l’Italia, si sono imposti precisi obiettivi per i tagli delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra, del riscaldamento del pianeta.

Tale trattato conosciuto come Protocollo di Kyoto definisce alcuni punti fondamentali:

  • I Paesi più industrializzati che hanno aderito al trattato, hanno l'obbligo di ridurre le emissioni di gas serra.
  • Gli stessi Paesi devono predisporre progetti di protezione di boschi, foreste, terreni agricoli che assorbono anidride carbonica.
  • Gli stati aderenti possono guadagnare 'carbon credit' (ossia la possibilità di emettera anidride carbonica) aiutando i Paesi in via di sviluppo ad evitare emissioni inquinanti, esportando tecnologie pulite.
  • Ogni paese dovrà effettuare una stima delle emissioni gassose. Dovrà essere creato un sistema globale per compensare tali emissioni.
  • I Paesi firmatari andranno incontro a sanzioni se mancheranno di raggiungere gli obiettivi. Più flessibili sono le regole per i Paesi in via di sviluppo.

Il protocollo di kyoto è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.

La produzione di gas serra è direttamente correlata al consumo di combustibili (per la maggior parte fossili) per la produzione di energia.

Il consumo di combustibili fossili comporta inevitabilmente una riflessione circa il fatto che le relative scorte siano esauribili …… e che non siano riproducibili se non nell’arco di milioni di anni.

Le nostre abitazioni contribuiscono in maniera significativa sia alle emissioni di gas serra (anidride carbonica)  sia al consumo di combustibili fossili.

L’energia consumata nell’edilizia residenziale per il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria rappresenta circa il 30% dei consumi energetici nazionali, ed  il 25% delle emissioni totali nazionali di anidride carbonica, una delle cause principali dell’effetto serra e del conseguente innalzamento della temperatura del globo terrestre.

Intraprendere interventi di risparmio energetico significa quindi:

• Avere minori necessità energetiche (minore spreco = minore necessità) con conseguente proporzionale riduzione dei combustibili utilizzati e quindi un beneficio economico istantaneo derivante dal risparmio ottenuto per le spese di riscaldamento e condizionamento;

• Migliorare le condizioni di vita all’interno dell’appartamento migliorando il suo livello di comfort ed il benessere di chi soggiorna e vi abita;

• Partecipare allo sforzo nazionale ed europeo per ridurre sensibilmente i consumi di combustibile da fonti fossili;

• Proteggere l’ambiente in cui viviamo e contribuire alla riduzione dell’inquinamento del nostro paese e dell’intero pianeta

• Investire in modo intelligente e produttivo i nostri risparmi.

Di “investire” infatti si tratta e non già di “spendere” per l’attuazione di interventi a risparmio energetico.

Un intervento mirato infatti grazie alla riduzione dei consumi per il riscaldamento, è un intervento a costo zero nel senso che quello che oggi spendiamo, lo recupereremo massimo nell’arco di un decennio per minori costi di riscaldamento; e questo si verifica già se eseguiamo l’intervento apposta ai fini del risparmio energetico.

Se poi dobbiamo intervenire sull’edificio per lavori di manutenzione siamo nella situazione più favorevole per operare anche un risparmio energetico.

Le agevolazioni fiscali oggi ottenibili sono poi tali da rendere veramente conveniente intervenire dal punto di vista energetico!  Considerando infatti che il 55% dello speso ci viene rimborsato dallo Stato sotto forma di credito d’imposta, il costo effettivo di un intervento finalizzato al risparmio energetico è pari al 45% del costo totale e quindi doppiamente conveniente.

Ma il vantaggio non è esaurito con il recupero delle somme spese: recuperato lo speso i minori costi di gestione sono certo un beneficio per il conduttore; il fabbricato adeguato energeticamente alle vigenti norme, ha certo un maggiore valore di mercato (o di locazione) rispetto allo stesso fabbricato non adeguato!

Negli ultimi anni, sono state emanate a livello comunitario, nazionale e regionale diverse norme, leggi e regolamenti che indicano requisiti e criteri sia per la progettazione e realizzazione delle nuove costruzioni che per gli interventi ristrutturazione oltre che per quelli di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, che ha la caratteristica di presentare consumi energetici notevoli.

Se quindi ci apprestiamo all’acquisto di un nuovo edificio, o di locali che abbiano subito una ristrutturazione totale, dovremmo trovare dei locali ormai adeguati ai moderni standard in materia di risparmio energetico; il venditore deve poi rilasciarci un “attestato di certificazione energetica” che ci dice quale è la classe energetica dell’edificio (per le nuove costruzioni è attualmente obbligatoria almeno la classe “C”); ma come regolarci per gli edifici in proprietà preesistenti?

Occorre innanzi tutto capire perché gli edifici sprecano energia. E le cause sono molteplici. Principalmente possono riscontrarsi:

  • Insufficiente o assente isolamento delle pareti, dei soffitti e dei pavimenti verso ambienti non riscaldati; inadeguato isolamento dei ponti termici;
  • Infissi obsoleti che non garantiscono adeguata coibentazione termica e/o tenuta al vento;
  • Impianti realizzati in assenza di isolamento delle tubazioni posti nelle intercapedini delle murature non coibentate;
  • Errate regolazioni degli impianti e/o assenza di regolazione;
  • Generatori di calore obsoleti con scarsi rendimenti di generazione.

Ma se per un tecnico avvezzo ad operare su edifici è abbastanza facile individuare le caratteristiche di un edificio lo stesso non può ovviamente essere per la stragrande maggioranza della popolazione che semplicemente l’edificio lo abita.

Si ritiene quindi utile qui descrivere alcune categorie di edifici che in linea di larga massima hanno caratteristiche energetiche comuni per capire quanto un edificio sia performante dal punto di vista energetico.


Edifici realizzati precedentemente la seconda guerra mondiale.

Trattasi di edifici costruiti unicamente per soddisfare una esigenza abitativa e quindi con assoluta noncuranza per quanto riguarda le questioni energetiche. Tali edifici spesso originariamente sprovvisti di impianto di riscaldamento, magari integrato negli anni seguenti non sono certo da considerarsi performanti dal punto di vista energetico, tuttavia essendo realizzati in muratura portante generalmente in spessori considerevoli garantiscono una certa attenuazione ed una certa resistenza termica che pur ben lontana dai requisiti oggi richiesti ed assai poco performante dal punto di vista energetico, è comunque migliore rispetto a quella dei fabbricati edificati in epoche successive. Quelli edificati con muratura di mattoni sono poi da ritenersi migliori rispetto a quelli in pietra.

Presentano notevoli criticità: i soffitti sottotetto hanno spesso una resistenza termica prossima allo zero, gli infissi qualora non ancora sostituiti hanno caratteristiche termiche pessime; gli impianti sono normalmente inadeguati sia in termini di generazione che di distribuzione alle moderne esigenze di risparmio energetico contribuendo in maniera significativa allo spreco di energia.

Su tali immobili è certamente conveniente effettuare interventi di coibentazione di pareti (qualora possibile) e soffitti, sostituzione degli infissi (indispensabile) e rifacimento integrale degli impianti.

Edifici realizzati dal dopoguerra fino al 1976

L’esigenza abitativa derivante dalle distruzioni belliche, unitamente all’uso delle nuove tecnologie all’epoca disponibili (strutture in cemento armato tamponate con muri in foratoni), la modificazione delle abitudini dei costruttori che comunque anche in assenza di strutture in CA passarono dalla muratura piena alla muratura portante a cassa vuota, il boom economico che richiedeva produzioni edilizie a tempi di record, hanno fatto si che gli edifici eseguiti in tale periodo siano in assoluto da considerarsi i peggiori dal punto di vista energetico. Le stratigrafie delle murature determinano infatti dei valori di trasmittanza pessimi; nessun accorgimento era preso per i ponti termici ad aggravare la situazione già catastrofica delle murature; i solai verso il ambienti non riscaldati o addirittura verso l’esterno (solette piane di copertura o piani pilotis) hanno valori di resistenza termica pari od inferiori a quelli delle murature; gli infissi sovente in legno (sottile) ed a vetro semplice, ma nei casi più gravi in metallo senza taglio termico, hanno dei valori di resistenza termica e tenuta al vento irrisorie; gli impianti non sono isolati, le relative canalizzazioni passano solitamente nelle intercapedini non isolate producendo enormi dispersioni termiche, come peraltro le distribuzioni di acqua calda. Quest’ultima in alcuni casi viene prodotta esclusivamente con boiler elettrico che in termini di costi energetici se utilizzata per la produzione di calore è fortemente penalizzante rispetto al metano o al gasolio.

Questi immobili hanno in genere altissima necessità di interventi che possano ridurre in maniera drastica le dispersioni termiche mediante sistemi di isolamento preferibilmente a cappotto, la sostituzione degli infissi, la regolazione degli impianti tramite la installazione di sistemi di contabilizzazione (negli edifici in condominio), e l’applicazione di valvole termostatiche ai termosifoni. Posto che il generatore di calore non sarà più ad oggi quello originario, si ritiene comunque quando possibile ed opportuno, la sostituzione con un nuovo generatore che possa sfruttare i migliori rendimenti di generazione.

Edifici realizzati tra il 1976 ed il  1991

Nel 1976 venne promulgata la legge 373, la prima norma sul contenimento energetico che prevedeva un minimo di coibentazione per le pareti e gli impianti. Contestualmente fecero le lo prime timide apparizioni gli infissi con doppio vetro. Tuttavia sia la scarsità di controlli, sia i modesti accorgimenti necessari a soddisfare la normativa resero di fatto gli edifici realizzati ai sensi della L. 373, del tutto assimilabili a quelli realizzati prima del 1976, di fatto pessimi dal punto di vista energetico. Quindi gli interventi per il risparmio energetico in questo tipo di edifici possono  ridurre drasticamente i consumi di combustibile; sono da considerarsi di altissima priorità e sono interventi di tipo analogo a quelli in precedenza illustrati.

Edifici realizzati tra il 1991 ed il  2006

Soltanto nel 1991 venne promulgata una nuova legge sul contenimenti energetici degli edifici che prevedeva di fatto un calcolo delle dispersioni termiche e l’applicazione di valori di trasmittanza delle pareti e degli infissi che, ancorché non paragonabili ai valori attualmente richiesti, garantivano già un discreto isolamento. Se quindi nella costruzione dell’edificio le norme in allora in vigore sono state totalmente rispettate, il suo comportamento termico pur non garantendo alti risparmi energetici, non si trova nella disastrosa situazione degli immobili costruiti in precedenza. Occorre però tenere presente che non ci era fra i costruttori un’alta sensibilità in materia di contenimento energetico e quindi spesso i materiali venivano posati con trascuratezza senza particolari accorgimenti negli accostamenti degli stessi, non si tenevano in debito conto i dannosi effetti dei ponti termici e, talvolta, il calcolo della trasmittanza rimanevano sulla carta e si mettevano “quattro centimetri di isolante” senza badare alla trasmittanza dello stesso alla sua posa in perfetta continuità e quant’altro. Gli immobili edificati in tale periodo quindi possono godere di una sensibile riduzione sui consumi energetici in caso di intervento serio e mirato per il risparmio energetico.

Edifici realizzati  dopo il l’8 ottobre del 2005

L’edificio deve rispettare la normativa sul contenimento dei consumi energetici (Legge 10/91 ed il DLgs 19 agosto 2005 N. 192).

Tali leggi impongono limiti alle dispersioni di calore in inverno ed alle rientrate di calore in estate, limiti ai consumi energetici degli impianti, requisiti di inerzia termica delle pareti e solai di copertura per evitare fenomeni di surriscaldamento estivo degli ambienti, e favoriscono il ricorso alle Fonti rinnovabili.

L’edificio, pertanto, dovrebbe essere ben isolato, favorire l’apporto di energia solare di inverno ed impedirlo d’estate, ed essere servito da un impianto di riscaldamento (e se presente, condizionamento) il più possibile efficiente, progettato e realizzato tenendo conto delle tecnologie maggiormente rivolte al risparmio energetico già presenti sul mercato.

Se abbiamo qualche dubbio, possiamo richiedere al Comune la copia della relazione tecnica depositata, dal progettista, così come previsto dalla legge 10/91 e dal DLgs N. 192. Nella realizzazione della nostra casa devono essere stati rispettati dal costruttore gli spessori di isolamento e i tipi di materiale e di infissi previsti nella relazione tecnica.

Tali edifici in linea di massima non richiedono alcun intervento per la riduzione dei consumi energetici.

 

Chiunque sia quindi proprietario di un immobile edificato prima del 2005 è potenzialmente interessato ad un intervento di miglioramento energetico del proprio edificio.

 Il proprietario di un immobile in cui abita con riscaldamento autonomo ha un interesse derivante dal fatto che i lavori porteranno ad un risparmio sui consumi di energia per il riscaldamento: le bollette del gas saranno certamente meno care e l’immobile sarà economicamente valorizzato.
 
Il proprietario che abita in un appartamento in condominio con riscaldamento centralizzato avrà certamente notato che, soprattutto nei vecchi condomini, generalmente per soddisfare le esigenze degli inquilini del primo e dell’ultimo piano si surriscaldano gli appartamenti nei piani intermedi, con uno spreco di combustibile e di denaro.
Oggi, questa situazione può essere risolta effettuando un risanamento energetico dell’impianto, prevedendo, cioè, l’uso di valvole termostatiche da installare sui singoli radiatori e un sistema di contabilizzazione del calore.
Le migliorie alle strutture disperdenti (pareti, soffitti infissi ecc)  possono poi essere apportate in sede collettiva con la coibentazione delle pareti, della copertura e dei vani a piano terreno su cantinato) ed individuale con la sostituzione degli infissi. La decisione di intraprendere lavori di risparmio energetico può essere presa collettivamente e tutti i condomini possono proporla nella riunione di condominio. Anche i locatori di immobili possono avere materialmente un vantaggio dai lavori di risparmio energetico in quanto nelle future locazioni potranno pretendere un maggiore canone di locazione derivante anche dal fatto che il beneficio derivante dal risparmio in bolletta spetta all’inquilino. Il fatto che sia per le vendite che per le locazioni un immobile debba essere dotato di attestato di certificazione energetica la dice lunga sulla valutazione (di mercato o di locazione) di un immobile con classe energetica più alta.
 
Ma perché l’effettuazione di un intervento finalizzato al risparmio energetico rivaluta dal punto di vista economico un immobile? Semplice! Un edificio energeticamente efficiente costa molto meno (meno e non nulla) per il riscaldamento e quindi più apprezzabile dal mercato. Non solo, ormai da un paio d’anni, i contratti di compravendita o locazione di immobili abitativi (o meglio quelli in cui è previsto per l’uso un impianto di riscaldamento) devono essere accompagnati da un “attestato di certificazione energetica” ed  a breve sarà obbligatorio che le pubblicità degli immobili in vendita o locazione, riporti anche la classe energetica di un edificio: c’è quindi da aspettarsi che nel breve periodo la sensibilità della popolazione verso l’efficienza energetica di un edificio diventi molto più alta e quindi vi sia una maggiore richiesta per l’acquisto o locazione di immobili energeticamente performanti  rispetto a quelli scadenti con conseguente incremento di valutazione dei primi rispetto ai secondi.
 
Quali sono gli interventi di miglioramento energetico attuabili sui fabbricati esistenti?
Da un punto di vista puramente teorico, si può trasformare un edificio energeticamente scadente in un edificio altamente performante. Ciò tuttavia non potrebbe richiedere interventi tali per cui i costi per la loro realizzazione supererebbero di gran lunga i benefici raggiungibili e quindi tali interventi non sono certamente raccomandabili, salvo che non si stia già procedendo ad una ristrutturazione pesante (totale) dell’immobile per cui tali interventi possono tranquillamente essere realizzate.
Parimenti non è sempre materialmente possibile effettuare tutti gli interventi che teoricamente si potrebbero realizzare per problemi di vicinato, vincoli artistici o storici e/o altre motivazioni da verificarsi caso per caso.
In linea di massima sono prevedibili e realizzabili le seguenti categorie di interventi.
  • Isolamento delle strutture disperdenti opache (pareti, soffitti, pavimenti verso locali non riscaldati e/o esterno;
  • Sostituzione delle strutture disperdenti trasparenti (infissi);
  • Interventi di ordine impiantistico
 
 
 
 
 
 
 
 

 

     Home | Attività e curricula | Come fare per | Risparmio energetico | Servizi | Siti Utili - Istituzioni | Contatti
 Studio Tecnico Dapino Geom. Renato - Corso Roma, 21 Acqui Terme (AL) - P.IVA 01394450066 - Privacy - Note legali
Powered by Logos Engineering - Lexun ® - 18/11/2018